All’interno del colloquio, alla base del lavoro del GLH, è fondamentale l’ascolto.
È necessario che insegnanti e operatori sanitari si pongano come aiuto verso il bambino e verso la famiglia, che per primi vivono il disagio.
Ogni educatore deve considerare gli ostacoli che si incontrano nella percezione interpersonale.
È opportuno che il presidente all’interno del gruppo prenda il ruolo di “counselor” (consigliere).
Il counselor deve cogliere la situazione vissuta dall’interlocutore e, per farlo, è necessario che sviluppi un’autoanalisi del rapporto comunicativo.
Comprendere se stessi è necessario per chi opera nell’ambito delle professioni di aiuto.
Occorre porre attenzione alle proprie dinamiche percettive e, mediante “l’ascolto comprensivo”, cogliere il contesto e il quadro di riferimento dell’interlocutore.
Evitare forme di condizionamento (valutazione, giudizio morale, ecc.) che potrebbero distorcere il pensiero di chi ascolta e innescare forme difensive come dipendenza, aggressività o fuga.
Una modalità comunicativa efficace è la capacità di riformulazione o “rispecchiamento”.
Questo processo fa percepire a chi ascolta che il suo punto di vista è stato compreso, e ciò innesca sentimenti di sicurezza, predisposizione all’ascolto e a risposte di tipo autonomo.
Per attuare questa tecnica si richiedono abilità di comprensione dell’altro, selezione accurata di termini chiave ed espressione empatica.
Spesso è necessario anche focalizzare alcuni aspetti del messaggio per dare modo di riflettere su aspetti importanti.
In questi casi può essere utile l’uso di domande chiarificatrici da parte del counselor.
Nella fase iniziale dell’incontro deve prevalere la capacità di reciproco ascolto, per costruire un dialogo democratico dove nessuno possa pensare di prevaricare gli altri.
Si tratta perciò di acquisire un pensiero flessibile, capace di decentrarsi e di accogliere punti di vista diversi dal proprio.
In questa sede è bene poi utilizzare un linguaggio semplice, comprensibile a tutti.